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La Giungla
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La Giungla dei Lupetti Nello scoutismo la Giungla è più che un libro, più che un racconto per la fantasia, più che un ambiente... La Giungla è un metodo.
A prima vista può forse sembrare strana questa affermazione, ma se guardiamo le cose più da vicino nel lupettismo, dalla Giungla deriva non solo un ambiente, ma delle tipologie di comportamento, delle danze, dei canti, delle espressioni tipiche, dei linguaggi particolari, delle cerimonie, della iconografia, e altro ancora. Tutto ciò riflette un modo di essere e di concepire le cose che, semplificando, possiamo chiamare “Metodo Giungla”. Prima di addentrarci nel nostro argomento è necessario fare una sintesi molto generale di quegli episodi della “Giungla” che sono utilizzati dal lupettismo. Infatti non tutti gli episodi del libro di Kipling sono entrati a far parte del patrimonio del lupettismo, ma solo alcuni di questi, in particolare tre del “primo libro della Giungla” e diversi del “secondo libro della Giungla”.
In ciascun episodio dei racconti di Mowgli, attraverso l’azione dei personaggi è posta in risalto qualche virtù o qualche caratteristica umana positiva, moralmente sana.
Il primo dei racconti è I fratelli di Mowgli, dove il fanciullo, allontanatosi dai genitori in seguito all’assalto precipitoso di “Shere Khan”, la tigre, che è finita sul fuoco, viene raccolto da “Raksha”, una lupa e difeso (in quanto inerme).
Sarà lei a presentarlo al “Consiglio della Rupe” dove una volta all’anno i lupi si radunano per accogliere nel “Branco” i nuovi nati sotto la direzione di “Akela”, il capo del branco. Qui Shere Khan pretende la sua “preda”, ma grazie all’intervento di “Baloo” , l’orso, e di “Bagheera”, la pantera, Mowgli viene accettato dal Branco, e di conseguenza d’ora in poi difeso anche dal medesimo.
Nella Caccia di Kaa Mowgli, dopo un rimprovero di Baloo, si lascia convincere dalle “Bandar-log”, le scimmie, a diventare loro capo. Viene da queste rapito e verrà liberato solo grazie all’intervento coraggioso di Baloo, Bagheera e “Kaa”, un pitone.
Nell’episodio La tigre, la tigre, vi è lo scontro tra Mowgli e Shere Khan, visto quasi come uno scontro tra bene e male con la vittoria del primo sul secondo.Questi sono certamente i racconti più importanti. A questi si affiancano: Come venne la paura, l’Ankus del re, Il fiore rosso, I cani rossi, la corsa di Primavera.
Come venne la paura è il racconto che mostra come nessun animale può reggere lo sguardo dell’uomo, tranne una volta all’anno la tigre.
Il racconto si chiude con una delle più belle poesie scritte da Kipling, il conto la legge della Giungla, dove espone la sua convinzione: “vi è una Legge che governa il mondo, quello degli animali e quello degli uomini, una Legge a cui nessuno può sfuggire, una Legge che é dentro e fuori dell’uomo”.
Nell’Ankus del re parla dell’avidità e dimostra come questa porti solo morte Il fiore rosso si situa all’interno della ribellione del Branco ed é il fuoco che Mowgli, su consiglio di Bagheera, si è procurato e che gli servirà per disperdere il Branco in uno dei momenti più tragici di tutta la storia.
Nell’episodio dei Cani rossi si tocca il culmine della commozione. Si parla di un Branco numerosissimo di cani rossi che fa strage sul proprio cammino e che invade la Giungla in cui si trova Mowgli e quasi tutti gli animali che fino ad ora sono apparsi nel racconto.
Lo scontro è inevitabile. E’ in questo scontro che morirà Akela, riunitosi a Mowgli con i lupi fedeli del Branco per questo evento.
Nell’ultimo episodio, la corsa di primavera, si ha Mowgli che, ormai diciassettenne, ritorna al mondo degli uomini, lasciando la Giungla, con cui mantiene, però, un certo contatto.
Normalmente questo racconto lo si fa solamente ai lupetti che stanno per passare a una successiva fase della loro formazione scout, quella della vita nel “Reparto”. In qualunque parte del mondo la giungla ha il medesimo valore. Essa non rappresenta solo bestie feroci, pericoli mescolati a mistero e fascino, ma rappresenta qualcosa di più: “è un simbolismo universale del nostro inconscio personale; una parte di noi stessi, in quanto ci rimette in contatto con una origine dalla quale tutti ci siamo staccati a un certo momento della storia”.
E’ quindi un richiamo alla nostra origine da un lato e dall’altro a quelle idee fantasiose che vedono nella giungla un richiamo alle risorse naturali, o addirittura a tesori nascosti, miniere, città nascoste.
Il linguaggio giungla Una prima considerazione da fare è che parlare di “linguaggio giungla” comporta come minimo che i bambini conoscano la giungla, altrimenti l’effetto che si otterrà sarà quello di sentire una serie di detti senza senso o addirittura di interpretarli in modo opposto al loro significato originale.
Una seconda considerazione è che la giungla non va stiracchiata a proprio piacimento, usando parole e detti che, estratti dal proprio contesto, finiscono per falsare il loro originario significato. Conseguenza di ciò è che anche chi “racconta” la giungla deve conoscerla bene e non improvvisare se non è sicuro.
Con questo non si deve concludere con faciloneria che è meglio non usare tale tipo di linguaggio, ma che si deve imparare, come per ogni strumento, un suo uso corretto.
Altre utilizzazioni della giungla
Oltre a quanto abbiamo detto fin qui, la giungla può essere utilizzata in altre forme che, anche se trattate brevemente, sono altrettanto importanti nella vita dei Lupetti. Gli animali della Giungla possono dare lo spunto a lavori di traforo, in carta, a disegni.
L’ambiente in cui hanno luogo gli incontri dei Lupetti ha generalmente le pareti dipinte di avvenimenti riguardanti la Giungla, in quanto il bambino impara molto di più osservando che sentendo.
I momenti più importanti della crescita del bambino vengono caratterizzati attraverso cerimonie ricavate dalla giungla l’arrivo in Branco, la promessa, il silenzio richiesto quando parla un “Vecchio Lupo”, il “Grande Urlo” nei momenti più importanti, le successive tappe della crescita che se legate a responsabilità comportano il ricevimento di una o due stelle, i momenti del racconto giungla, il passaggio al Reparto.
Un altro aspetto é il simbolismo, che attraverso la divisa, il saluto, e in particolare il totem effonde un particolare senso di appartenenza. Le scene mimiche possono essere utilizzate in riferimento a vari episodi o a parti di questi; generalmente non per gli episodi fondamentali.
Infine esistono molti giochi che, anche se non derivano direttamente dalla Giungla, possono ricevere da questa quella giusta ambientazione che la fantasia dei bambini richiede per essere vissuti in pienezza.......
In un’epoca dove i Masmedia tendono a rendere sempre più cruda la realtà e i Computer trasmettono giochi che, se proprio non invitano alla violenza, hanno certamente valenze educative discutibili, il Lupettismo dimostra come anche oggi esiste tutta una dimensione in cui la fantasia e la creatività trova posto e divengono “educazione”.
Il successo del Lupettismo può insegnare a tutti quanto una storia , correttamente “raccontata e vissuta” può avere anche oggi presa sui ragazzini ed é perciò importante imparare ad utilizzare nel giusto modo questo mezzo. Termino questo mio elaborato con un breve scritto di Baden Powell rivolto a coloro che hanno concluso il cammino nei Lupetti: “Avete vagato per la Giungla ed i vostri occhi si sono aperti a guardare parecchie cose meravigliose.
Ora andate ancora avanti nel vostro viaggio nella più vasta Landa dello Scoutismo, ed Akela ed il Branco vi spingano sulla strada con un festoso augurio di Buona Caccia. Non dimenticherete mai i giorni passati col Branco. Un giorno, forse, ritornerete ad esso per aiutare altri Lupetti ad aprire i loro occhi nella Giungla. Buona Caccia!”
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